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Sardegna
Storia
La prima espansione fenicia risale all'VIII secolo a.C., seguita poi da quella dei cartaginesi, i quali ne contenderanno il dominio con i greci nel VI secolo a.C. e lo manterranno fino al 238 a.C., quando saranno costretti a cederla ai romani. Oltre a ricoprire un ruolo di fondamentale importanza strategica, la Sardegna fu, durante la dominazione romana, centro di rifornimento di grano per tutta la penisola, fino al 455, quando venne occupata dai vandali. Nel frattempo continuavano ad arrivare dal mare popolazioni musulmane dell'Africa e della Spagna e la Sardegna era sempre più abbandonata a se stessa, governata da Giudicati locali, e difesa solo dai suoi stessi abitanti. Nell'XI secolo le Repubbliche Marinare di Genova e Pisa liberarono l'isola e la governarono, instaurandovi le loro famiglie più importanti e contendendosela in diversi scontri. Verso la fine del secolo XV iniziò il dominio spagnolo degli Aragonesi, che portò ad una drastica diminuzione della popolazione. Nel 1720, con il trattato dell'Aia, la Sardegna passò nelle mani dei Savoia, che avviarono una politica di riforme, mirata a risanare le condizioni dell'isola e la difesero dai tentativi di occupazione francese nel 1792. Il feudalesimo fu abolito solo nel 1835, mentre nel 1847 ne venne abolita l'autonomia, e fu formato il Regno Sardo Piemontese. Lo stato insulare della Sardegna ha fatto in modo che questa regione, pur subendo numerose colonizzazioni, abbia potuto conservare una lingua e un folklore unici. Nonostante le coste siano state toccate da tante popolazioni di navigatori, che certo hanno lasciato il segno, una parte della popolazione si è ritirata nell'entroterra conservando gelosamente i propri usi. Ed è proprio questo contrasto tra apertura forzata e chiusura fortemente voluta che ha caratterizzato la storia dell'isola, nella quale prevale la pastorizia, mentre la pesca è stata portata solo dai conquistatori. Ancora oggi sono moltissime le feste tradizionali che conservano il fascino dei tempi antichi: la Sartiglia di Oristano, la festa di Sant'Efisio a Cagliari, quella del Lunedì Santo a Castelsardo e del Venerdì Santo ad Alghero, i Candelieri a Sassari e tante altre. Altro elemento fortemente distintivo è quello della lingua. Il Sardo è infatti una vera e propria lingua neo-latina ancora oggi diffusamente parlata in Sardegna, che si distingue di zona in zona. A Cagliari ed Oristano si parla il campidanese, a Nuoro il barbaricino, mentre a nord il logudorese. Si distinguono Sassari (sassarese) e la Gallura, la cui parlata, il gallurese, è molto simile al corso; Alghero, dove si parla il catalano e le isole di Sant'Antioco e San Pietro, dove si parla una variante del genovese.

Geografia
A prima vista l'isola si presenta come una massa tabulare compatta, ma in realtà è formata dall'unione di paesaggi geomorfici molto diversi tra loro; infatti, il blocco sardo-corso risale al post-Cambrico, ha perciò subito tante formazioni litologiche, col tempo dislocate dai numerosi movimenti tettonici. Molto frastagliata e ricca di insenature, la costa sarda misura 1897 km, e costituisce un quarto di quella italiana. Il suolo è per il 67,9% collinoso, montuoso per il 13,6% e per il 18,5% pianeggiante. La parte orientale è per la maggior parte montuosa, con belle aree granitiche specialmente in Gallura, mentre quella occidentale risulta più eterogenea, con tavolati basaltici e trachitici, e molto ricca di minerali al sud (Sulcis iglesiente); tra il golfo di Cagliari e quello di Oristano si trova la più grande pianura dell'isola, il Campidano. Non ci sono vere e proprie catene montuose, se non quella del Gennargentu, dove si trova la più alta cima dell'isola, Punta la Marmora (1834 m). Il clima è di tipo mediterraneo, caratterizzato da lunghe estati calde e inverni brevi e temperati; il Maestrale è il vento predominante. A causa dei lunghi periodi di secca i fiumi, il Flumendosa e il Cedrino nella parte orientale, il Mannu-Coghinas che sfocia a nord-ovest, nel Golfo dell'Asinara, e il Tirso, che sfocia in quello d'Oristano, sono tutti a carattere torrentizio. Per quel che riguarda i laghi, solo uno è naturale, quello di Bàratz, nella Nurra, gli altri (Omodeo e Coghinas i principali) sono artificiali. Sono invece presenti diversi stagni, in particolare costieri (Santa Gilla, Cabras, Santa Giusta, Quartu e Montelargius). Molte sono le specie di flora e fauna caratteristiche della Sardegna; fra gli animali la foca monaca, ormai quasi estinta, il muflone e la passera sarda, il falco sardo, mentre per quel che riguarda le volpi e i daini, è singolare il fatto che abbiano assunto caratteristiche differenti rispetto agli esemplari presenti in altre regioni. La vegetazione spontanea, martoriata dai frequenti incendi estivi, è composta di olivastro, lentischio, carrubo, mirto e corbezzolo, oltre a lecci e querce da sughero. Ma quel che caratterizza la Sardegna è la bellezza delle sue coste, lungo le quali si trovano bellissime spiagge dalle acque cristalline.
FESTE E TRADIZIONI IN SARDEGNA
Tra le più importanti si possono citare quelle legate al Carnevale come il Carnevale di Mamoiada, a gennaio, dove sfilano i "Mamuthones" (maschere di legno lugubri, vestiti con abiti da pastori, con un grappolo di 30/40 campanacci appesi sulla schiena) figure che simboleggiano i vinti ed avanzano a capo chino mentre danzano loro intorno gli "Issocadores" i vincitori che usando dei lacci cercano di catturare gli spettatori. La sera si accendono delle cataste di legna e si danza intorno in onore del Dio del fuoco. Una festa antichissima che si ripete ad Oristano ogni anno, l'ultima domenica di Carnevale e il martedì grasso è la Sartiglia. Giostra equestre di origine catalana durante la quale abili cavalieri mascherati cercano di infilzare un stella d'argento appesa ad un nastro. Dal numero di stelle infilzate verranno tratti gli auspici per il raccolto del nuovo anno. Dopo la conclusione del torneo si può assistere ad altri giochi equestri di grande abilità chiamate le pariglie. La Settimana Santa presenta in Sardegna alcune manifestazioni di notevole interesse come quelle di Castelsardo ed Alghero. Il Lunedì Santo a Castelsardo si celebra la Festa di Lunissanti che consiste in una processione a lume di torcia, sino all'Abbazia di S. Maria a Tergu, di uomini vestiti di bianco che intonano antichi cori sacri. Il Venerdi Santo, ad Alghero, un lungo corteo di fedeli con le torce in mano sfila dietro il crocefisso per il centro catalano sino alla chiesa ove si rievoca il rito della deposizione dalla croce. Dal 1657 ogni anno il 1° di maggio Cagliari festeggia il suo Santo patrono, S. Efisio, con una sfarzosa processione che vede il simulacro del Santo, issato su un carro a buoi, lasciare il quartiere cittadino di Stampace per raggiungere il borgo di Pula a 30 Km di distanza e ritornare in città il 4 di maggio seguito da molti fedeli alcuni dei quali seguono la processione scalzi. Questa celebrazione ebbe origine da un voto fatto dai cagliaritani al loro patrono per aver salvato la città da un terribile pestilenza. La penultima domenica di maggio ha luogo a Sassari una manifestazione folkloristica di origine civile: la Cavalcata Sarda. Si tratta di una sfilata di cavalieri e gruppi in costume provenienti da tutta la Sardegna. Si possono ammirare esibizioni di abilità equestre, balli sardi e cori tipici dell'isola fino a tarda notte. Il 6 e il 7 di Luglio a Sedilo in onore di S. Costantino Imperatore si corre, intorno al santuario, una spericolata corsa a cavallo: l'ardia. Per tenere fede a un voto fatto all'Assunta diversi secoli addietro, durante un'epidemia di peste, il 14 Agosto di ogni anno a Sassari sfilano nove candelieri in legno dal peso di diversi quintali rappresentanti le corporazioni cittadine (gremi). Al suon di pifferi e tamburi gli abili portanti iniziano la discesa (faradda) dalla parte alta della città sino alla chiesa di S. Maria di Betlem. Per un paio d'ore danzano sorreggendo i pesanti candelieri incitati dalla folla che li segue. Il 29 Agosto a Nuoro si svolge la sagra del Redentore la cui origine risale ai primi del '900 quando venne collocata sulla vetta del monte Ortobene la statua del Cristo Redentore. La processione parte da Nuoro e sono presenti gruppi in costume provenienti da tutta la Sardegna. Il primo sabato del mese di Settembre Cabras è la sede della Corsa degli Scalzi. Protagonisti sono un gruppo di giovani che, vestiti di saio bianco, trasportano correndo a piedi nudi la statua di S. Salvatore al Santuario dell'omonimo villaggio. La seconda settimana di Settembre a Bosa si onora Nostra Signora di Regnos Altos con una processione nei vicoli del centro storico, dove i fedeli allestiscono altarini adornati con fiori e drappi in onore della Madonna. Il sabato notte tutto il paese è in festa sino all'alba, i riti religiosi si concludono con musica e assaggi di prodotti tipici.
ARCHEOLOGIA DELLA SARDEGNA
Dopo questa fase ritroviamo nel Paleolitico Medio (che va dal 100.000 al 35.000 circa a. C.) nuove tracce di frequentazione umana nella provincia di Nuoro: in due cavità della costiera di Dorgali (Grotta di Ziu Santoru e Grotta di Ca Ilune). Sono state rinvenute in questa zona ossa bruciate di cervo e frustoli di carbone. Nella Grotta Corbeddu sono stati poi scoperti numerosi resti schelettrici di cervo con incisioni, tagli artificiali e tracce di fuoco e, inoltre, rozzi e atipici strumenti del Paleolitico Superiore (35.00-10.000). Manca per ora in Sardegna traccia del Mesolitico (10.000- 6.000 a.C.). Con il Neolitico Antico o Nuova Età della Pietra o Età della Pietra Levigata (6.000-4.000 a.C.) si hanno nell'isola le prime manifestazioni culturali di rilievo. Si sviluppa l'agricoltura e l'addomesticamento degli animali, la ceramica che serviva alla conservazione e alla cottura del cibo, il commercio e di conseguenza i progressi nelle tecniche di navigazione, principalmente di piccolo cabotaggio. La ceramica diventa così una delle caratteristiche che permette di distinguere i vari periodi archeologici differenziandosi per impasto, decorazione e forma nelle varie età. In questo periodo si verifica inoltre lo sfruttamento e il commercio dell'ossidiana del Monte Arci esportata in Italia e nella Francia meridionale. Nel Neolitico Medio si sviluppa la cultura di Bonu Ighinu (4600-3240 circa a.C.). La caratteristica principale di questa cultura è la costruzione di grotticelle artificiali che venivano utilizzate come tombe; all'interno di queste sono state trovate le statuine votive femminili che rappresentano la dea venerata nella preistoria: "la Dea Madre". Il Neolitico Recente (3.800- 2.900 a.C.) è caratterizzato dalla cultura di Ozieri o San Michele che prende nome dalla grotta omonima che si trova vicino ad Ozieri (SS), diffusasi su tutta l'isola. La creazione di questa cultura è la Domus de janas che è una tomba scavata nella roccia. Il nome significa "casa delle fate" e deriva dalla cultura popolare. Molte di queste tombe hanno la caratteristica di rappresentare le case dei vivi, fornendoci un'importante testimonianza sulla struttura delle capanne preistoriche. Le DOMUS DE JANAS possono presentarsi isolate o molto più spesso in raggruppamenti: le necropoli. La loro struttura è costituita da una o più stanze (celle) che creano una pianta ben organizzata e sviluppata in senso longitudinale, trasversale o concentrico. Di questo periodo sono anche i DOLMEN; la parola è di origine bretone e significa "tavole di pietra". Infatti la forma tipica del dolmen è di una lastra di pietra messa di piatto su due o più lastre posizionate in verticale. La funzione di questo tipo estremamente elementare di costruzione è quello di tomba. Lo stesso vale per i circoli megalitici della Gallura. Si tratta di monumenti funerari aventi appunto forma esterna di circolo di pietre e racchiudente al centro una "cassetta" quadrangolare. Questo tipo particolare di monumento funerario si è sviluppato esclusivamente nella ristretta zona di "Li Muri" vicino ad Arzachena (SS). Sempre di questo periodo sono i MENHIR (dal gallese maen hir, pietra lunga) conosciuti in Sardegna anche come "perdas fittas" o "perdas fichidas" (letteralmente "pietre erette"). Sono, appunto pietre allungate erette sul terreno. Costruiti principalmente in granito, trachite o basalto, sono distribuiti sostanzialmente in tutte le parti della Sardegna e hanno forma prismatica che tende ad assottigliarsi verso la sommità che può essere appuntita o tronca. La ceramica di questo periodo è finemente decorata con motivi incisi e impressi sull'argilla e spesso colorati con ocra rossa o pasta bianca. Fra i manufatti, le frecce, le lame e le accette erano in ossidiana e selce, lavorati finemente e con grande perizia. Con l'Età del Rame (2500-1800 circa a.C.) e con le culture di Filigosa e Abelzu, caratterizzate, la prima da vasi a profilo spigoloso e la seconda dai tipici vasi a fiasco, abbiamo la comparsa degli strumenti e delle armi in bronzo. Dal punto di vista culturale si ha un notevole impoverimento rispetto alla fase precedente, dovuto probabilmente a un cambiamento nei rapporti fra le varie genti. In questo periodo si continuano a seppellire i defunti nelle Domus de Janas neolitiche e se ne scavano di nuove. Accanto alle tombe dolmeniche fanno la loro comparsa le statue menhir "armate" del Sardidano. Il santuario di Monte d'Accodi, situato nella strada che da Sassari porta a Porto Torres è una delle creazioni più importanti di questo periodo. Si sviluppa poi la cultura di Monte Claro, caratterizzata da un tipo di ceramica per lo più ornata da scanalature. A questa cultura vengono attribuite alcune muraglie megalitiche (M.Baranta, Olmedo), erette a controllo del territorio, testimonianza del clima di insicurezza. Fra l'Età del Rame e del Bronzo si colloca la corrente culturale del "Vaso Campaniforme" caratterizzata da un coppa tipica a forma di campana. L'Età del Bronzo (1.800-1.500 a.C.) vede, nella sua fase più antica lo sviluppo della Cultura di Bonnanaro, caratterizzata da ceramica per lo più inornata e con anse "a gomito". In questo periodo le sepolture megalitiche si evolvono verso un tipo di tomba a camera allungata, premessa della tipica sepoltura nuragica: " la Tomba dei Giganti". Proprio alla fase finale della cultura di Bonnannaro viene fatto risalire l'inizio della Civiltà Nuragica vera e propria, che si svilupperà sino al sesto secolo a.C., perdurando, in alcune aree, sino alla conquista romana. La data del 1.500 a.C. circa segna l'inizio di questa civiltà. La caratteristica principale nell'archittettura dell'età Nuragica è la tendenza alle costruzioni per la difesa. Il nuraghe è un edificio con funzioni specifiche di controllo e di difesa, creato in seguito a una situazione di instabilità che, probabilmente, in questo periodo si era aggravata, da mettere in relazione con la difesa di particolari interessi economici collettivi legati all'estrazione e all'uso del rame, minerale di cui la Sardegna è ricca. Inoltre quest'isola si trovava in un punto strategico particolarmente importante sulla via dello stagno. La tecnica muraria di costruzione è quella che, al modo greco, si usa chiamare "ciclopica". Essa è costituita da blocchi poligonali poco o nulla lavorati e con notevole uso di zeppe; ma a questa si affianca quella "isodoma" che usa pietre finemente lavorate. Oltre ai nuraghi a "corridoio" e a "tholos" (i più antichi), si hanno delle strutture che addizionano alla torre semplice altri elementi creando delle vere e proprie fortezze. La Civiltà dei nuragici fu prevalentemente frammentata in tante piccole comunità di villaggi che si sviluppavano intorno ai nuraghi. Si crearono varie strutture per il culto quali: pozzi sacri, fonti sacre, tempietti "in antis" e le famose "TOMBE DEI GIGANTI", particolare struttura funeraria chiamata così dalla tradizione popolare che vedendo la grandezza di questi edifici li consideravano adatti solo a dei giganti ( non sapendo che si trattava di tombe collettive). Nell'Età del Ferro (900-500) la Civiltà nuragica si distingue per la creazione degli spettacolari "bronzetti" sardi: statuine ex voto, offerti cioè in dono alla divinità con funzione anche pratica e ornamentale. Realizzati con la tecnica della cera persa su matrici d'argilla rappresentano il culmine dell'abilità tecnica degli artigiani-artisti nuragici maestri nella fusione dei metalli. I bronzetti costituiscono importanti documenti storici raffigurando uomini, animali, navicelle votive, oggetti stilizzati ma precisi nel realismo dei particolari. Per quanto riguarda la ceramica, bisogna dire che ha molte affinità con quella delle epoche precedenti, inizialmente decorata "a pettine" si caratterizza per un ornato di tipo geometrico. Nel corso dei secoli si differenzia più negli impasti che nelle forme sebbene vengano introdotte nuove forme di vaso. Accanto ai bronzi figurati, è presente una produzione di armi, utensili, oggetti vari in bronzo creati da una matrice di steatite (pietra vulcanica resistente al calore). Il metallo dell'isola fu anche il catalizzatore che spinse mercanti cretesi, micenei, ciprioti e , in seguito, fenici a colonizzare con scali, inizialmente stagionali e poi stabili, la Sardegna. Le guerre con i Fenici, poi con i Cartaginesi ed infine con i Romani determinarono la fine della Sardegna Nuragica, iniziando così il periodo della Sardegna Romana.
per i testi si ringrazia: www.marenostrum.it
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